Penso continuamente alla mia condizione e a quella degli altri. Non so se faccio bene o male ma so che mi capita, e quando accade non posso fare a meno di rimanere su di essa e coltivare quelle sensazioni.

Riesco a vedere chiaramente i miei sogni quando ciò accade: quando certa musica vola nell’aria e la mia mente comincia a librarsi in posti dove mi sento leggero e libero dalle mie stesse costrizioni.

Mi vedo, ed eccomi là, sulla prua di un veliero e tra alberi che fa rotta verso chissà dove, mentre il vento dell’oceano mi schiaffeggia amorevolmente, il riflesso del sole sul mare sembra una distesa di diamanti su di un manto azzurro e profondo, mentre il mio sguardo rimane rivolto verso l’orizzonte, senza vedere mai terra. Sento distintamente il profumo di un soffice disimpegno: l’odore della vera vita, fuori dalle carni che costringono la coscienza in un’ingiusta prigionia. Potrei essere un pirata, oppure un ufficiale di marina che fa rotta verso un porto esotico o più semplicemente un marinaio solitario che riconosce nel mare e negli oceani i suoi unici genitori che insegnano con modi rudi e bruschi il modo giusto in cui la vera vita deve essere vissuta.

A questo punto chiunque è bravo ad immaginarsi in un’esistenza che non è la propria, giusto per provare il puro desiderio della fuga. Ma sfuggire da questa vita per un’altra che forse non esiste nemmeno, è giusto? È veramente giusto provare a desiderare la libertà? Quello stato dell’essere che quando si presenta mette pace nell’anima e nello spirito nonostante si possano verificare avvenimenti tumultuosi e talvolta violenti?

Tutte domande legittime certo, ma nonostante tutto, la risposta è una o nessuna.

La sento ancora quella musica che mi fa immaginare su quella nave mentre solco le onde dell’oceano atlantico in un lontano e romantico 700’. La romanzata vita di un pirata, è un gradevole inganno atto ad indurre chi la immagina a sentirsi, anche solo per un attimo padroni di se stessi e liberi di scegliere il proprio destino “fuori-legge” e al di là delle regole umane ed in balia dell’istinto e delle sue di regole, che al contrario della bieca moralità moderna, sono in costante mutamento. La loro è una dinamicità dettata dalla vita vissuta, da esperienze autentiche e non di certo dal caos: quel caos banale, che le leggi costruite dell’uomo possono causare nella vita di ogni giorno.

Mi vedo ancora seduto sul ponte di quella bellissima nave e volgendo lo sguardo a babordo, vi è il caldo ed irruento tramonto d’agosto.

L’aria è fresca e la notte incombe lottando con il fuoco del sole che si avvia verso l’epilogo del giorno. Mentre osservo tutto questo, mi chiedo se mai troverò un porto, da qualche parte, che possa convincermi a restare in questa turpe realtà.