Non è che il dolente lignaggio d’una prodiga madre
che nel tempo divenne truce
ed ora dispensa critiche severe, in giorni assai bui.

Essa vive rammentando la luce che fu,
e rassegnata coccola il malcontento delle genti puerili.
Quelle stesse genti che del populista senno ne fanno un verbo imprescindibile.
Essi che vivono anelando il desiderio gemente
d’una morte senza fango sul proprio nome.

Degenerati e venerandi, siete chiamati ad udire.
Voi che di riarse verità, vivete come Mida che fu re!
Voi che vi beate d’una arcigna generazione,
pensando forse, che senno e saggezza, nascano come frutti sugli alberi.
Voi non sapete che un frutto, seppur dolce, può marcire.

Nel mentre non avete compreso la vera natura delle cose.
Voi che avete sulle spalle gli anni del fronte e delle trincee
Svegliatevi! Levate li sguardo là dove si staglia la rocca
poiché essa non è semplice ed effimero costrutto di chi consuma e s’ingrassa
è bensì simbolo di sangue e gloria, fedeltà e ardimento.

Guardatela bene. Essa s’affaccia ferita dirimpetto sul suo mare.
Quello specchio d’acqua che Metamorfico e ruggente,
ancor’oggi urla ricordando i fasti d’un tempo
e che sia d’invero che d’estate
regala diamanti e gemme preziose sul suo manto danzante.

Tuttavia il di lei gemito pare non sortire effetto all’orecchio dello stolto.
In una piazza gremita di futili ciance e giullari incompetenti
Costui si trascina sorridente giorno dopo giorno.
Non vive.
Costui si lascia andare ad una bieca esistenza nel tempo.

Ancor’oggi vi è una speranza
Una stella mediterranea che non muore ma si rinnova
Là dove la pennellata del profondo sud
non abbaglia ma conquista.

Una bellezza che risplende di luce propria.
Una bellezza rilucente ed abbagliante per chiunque
… all’ombra del Maniero.

Palazzo dei principi Carafa a Roccella Jonica (RC)