Archive for Maggio, 2012


E’ vero amore quando

si sente l’irrefrenabile istinto di dirlo continuamente

pur sapendo che non ce n’è alcun bisogno.

Umani?

Vedi la flebile fiamma della candela?
Contemplala bene fino in fondo.

Possa tu scorgere in essa ogni ragione
e tendere la mano affinché ogni parte delle tue membra si consumi.
Cerca ogni odio e curalo fino a farlo divenire vendetta.

Noi non siamo degli esseri umani
bensì schiavi della condizione stessa
e vittime della nostra genialità
d’un intelletto critico e vittimistico
che cinge la mente in parametri di imperfezione
colpevolizzando, martoriando l’animo stesso
verso altri parametri di perfezione sempre più lontani
o che si son raggiunti ma che ben si celano.

Siamo vittime tristi e crudeli.

Noi siamo vermi che strisciano in fila indiana
e cercano di compiacere l’effimero
che gioioso e sorridente, guida ogni nostro passo.

Ben presto impariamo a non compiacere noi stessi.
Impariamo a tenere mano, quando soffriamo
e a fingere la delusione quando troviamo
il sogno che tanto s’agogna da tutta una vita.

Quando si vive nella tristezza
si è sempre vigili nel trovare e catturare ogni lampo di felicità
al fine di poterlo torturare con la cinica logica di una realtà
che di concreto ha solo la verità taciuta dei cinque sensi.

Che empia menzogna è mai questa?
Che lurida realtà è mai questa?
Esiste davvero una simile civiltà che di gioia ne fa tristezza?

Correva l’anno 1999 e questo tizio, il qui presente Abisso dei Pensieri, aveva l’ardire di continuare a scribacchiare improvvisandosi poeta dall’età di 14 anni a fasi alterne. Fatto sta che, a 16 anni venne fuori questo lavorucolo. Molti di quelli che lo lessero tempo fa, compresi i miei adorati fratellini maggiori, asserivano che non fosse farina del mio sacco. Poco male. Poteva non essere qualitativamente eccelso, e di questo ne sono conoscio (non mi chiamo nè Montale nè tanto meno D’annunzio quindi…), tuttavia sentivo che qualcosa era cambiato: si era innescato una sorta di mutamento nel mio modo di scrivere e quella “mutazione letteraria” si verificò per la prima volta con il componimento di cui sotto.

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Solo. In una notte di luglio

Eppure mi chiedo, perché io?
Cos’ha spinto il signore a farmi vivere questa vita?

Quando mi siedo la notte
levo lo sguardo e vedo le stelle:
migliaia, lontane.
Ti fanno capire molte cose.
Il loro scintillio, le loro straordinarie cadute.

Pensare.
Un atto dell’uomo che si trova alla base d’ogni azione
d’ogni evento, seppur insignificante.

Sedersi, sentire ogni piccolo rumore.
Il vento che sfiora le mura delle case.
Un tuono il lontananza che preannuncia la dolce pioggia estiva.
Gli ignoti scricchiolii, dei quali s’ignora l’origine
ed il gocciolio di un rubinetto chiuso male.

Ciò che più si distingue
È il movimento delle onde del mare,
che nonostante la notevole distanza
ci fa dono del suo placido sciabbordio contro gli scogli,
accompagnato dal fischio di un treno in lontananza
e dall’innocente pianto d’un bambino insonne.

A volte sembra che l’uomo sia nato soltanto per porsi dubbi e domande.
Cosa ci spinge ad amare?
Cosa ci spinge ad odiare?
Queste potrebbero essere definite fredde reazioni psicofisiche.
Ma la vera domanda, quella che prima o poi tutti ci poniamo,
qual è?
Qual è il senso?
Qual è il significato?
Qual è il motivo?
Qual è il suo fine?
Perché dio ha scelto noi?
Perché ci ha dato l’immeritato dono di giudicare,
di creare,
di decidere,
di vivere?

Noi lo ricambiamo con lo sfreggiante gesto dell’odio,
del tradimento,
della bestemmia!

A volte penso e mi domando:
cosa spinge dio a lasciarci in vita?

17/ 7/ 1999

Le mie Onde

Sento il respiro leggero
il fiato della mente che accarezza le parole
come la fiamma del focolaio.

Un calore indefinito il suo
che ispira e detta all’anima stessa
la grandezza di azioni nate in un lontano passato.

Chiedere una carezza ad una mano gentile
denota, dell’animo, la vera forza,
quella vera che appartiene alle coscienze e alle convinzioni.

Quelle stesse che si tramutano in necessità
e che nessuno ha il coraggio di abbracciare, di lasciar entrare
perché esse sono musica e melodia di un prodigo futuro.

Esse chiedono alla paura di farsi da parte!
Chiedono al Dio che dimora in ognuno
di palesare la sua divina natura agl’occhi di chi mente.

Perciò, quando guardi il mare
ricorda che, una di quelle onde …
Potresti essere tu.

L’Ultima pagina del Libro

Immaginarti qui con me
è come scrivere, “Caro diario”.
Ogni giorno è una nuova pagina.

Infondo, non è essere presente
che pregiudica la giusta cosa da fare.

È quando si pronunciano parole a caso
che tutto acquista un senso di concretezza
ancor più definito.

È un DNA intrinseco nelle parole
che si pronunciano deliberatamente
e senza capirne la vera ragione.

Immaginarti ora, qui,
è come scrivere l’ultima parola,
dell’ultima pagina del libro.

La cosiddetta ricerca della felicità non è altro che un disperato bisogno di sentirsi completi in un mondo che tenta i ogni modo possibile di abbatterti. Di giorno in giorno si pensa d’essere in grado di portare avanti l’obiettivo prefissato, di avere il controllo sulla nostra vita e sulle nostre emozioni. È una stupida presunzione credere di poter avere il controllo. Di fatto l’essere umano è l’animale più abbietto che popola la terra ma nel contempo è capace di atti che trascendono i concetti di bellezza e magnificenza. Atti che vanno dalle grandi strutture architettoniche, opere titaniche, alle semplici premure di un infermiere in un ospedale cittadino.

La mia domanda è: come possiamo pensare di pretendere il controllo su ciò che ci circonda se non siamo in grado di controllare noi stessi?

Prendiamo ad esempio, come abbiamo detto poc’anzi, le emozioni: esse contornano e costituiscono l’essenza stessa del nostro carattere e della nostra personalità. Sarebbe quantomeno, giusto dire che siamo propriamente costituiti da emozioni e sentimenti.
Lo dimostrano le lacrime, le stesse che rigano il nostro volto quando si verifica un evento straordinario, di qualsiasi natura esso sia. Arrivano e basta! Il nostro corpo reagisce di conseguenza e noi non possiamo farci nulla!
Qualche volta capita di poter influenzare relativamente una reazione del genere, bensì ci limitiamo a ritardare il sopravvento. Trattenere le lacrime, succede di rado, ma l’inevitabilità fa udire ancora una volta il suo urlo di egemonico e ci ribadisce che noi non siamo che servi alla sua mercé. e che in effetti, l’inevitabilità e il destino, o come si preferisce chiamarlo, è di fatto un giudice imparziale. Siamo onesti: esso possiede più discernimento di quanto noi potremmo averne in mille vite. Anche il più saggio tra gli esseri umani, a parer mio, non oserebbe mai elevarsi fino a tanto da dire di essere più obbiettivo e imparziale quanto lo sarebbe il fato.

Giunti a questo punto credo che non avere il controllo, dopo tutto, non è un male. Possiamo comunque operare delle scelte e godere delle delizie dell’incertezza. Conoscere il futuro sarebbe davvero così bello ed eccitante come tante rappresentazioni cinematografiche e serie tv ci vogliono far credere? Vincere la lotteria certamente fa gola a chiunque, persino io non ci penserei due volte a giocare i numeri vincenti, ma poi mi sovviene in mente un quesito, ossia: e se poi tutto questo esigesse un prezzo? E se il prezzo fosse poi rapportato a ciò che si è ottenuto, se non maggiore? Ne vale veramente la pena?
Non saprei. Quello che so, senza ombra di dubbio, è che da bravo e avido essere umano quale sono, i numeri vincenti li giocherei ugualmente. È una scelta e in quanto tale, ha delle conseguenze. In qualità di essere umano è nella mia natura ignorarle e godere dei beni materiali e bearmi di filosofie spicciole e vagamente trascendentali, per giustificare i miei futili e puerili desideri materialistici.

So cosa state pensando. Per lo meno posso supporlo con un certo grado di certezza: state pensando che tutto ciò che avete letto fino ad ora non è che una gran minchiata che non sta né in cielo né in terra. Sapete che vi dico: non posso che essere d’accordo con voi!
Sinceramente, chi se ne frega? A pensarci bene siamo stati proprio noi esseri umani a creare il denaro e quindi siamo noi stessi gli artefici delle nostre sfortune. Abbiamo creato un mezzo a dir poco geniale per privarci del controllo, una trovata degna del genere al quale apparteniamo, non trovate?
Alla fine di tutto, è giusto dire che non abbiamo e non avremo mai il controllo, perché dopo tutto non vogliamo averlo. Controllare le nostre vite significa operare delle scelte e scegliere comporta delle responsabilità. Anche a me piace pensare che ci sia qualcuno o qualcosa che possieda questo ingrato compito al posto nostro, di conseguenza, se le cose vanno male, possiamo dare la colpa a costui, quindi … godiamoci questa esenzione dalle responsabilità che con tanta fatica NON ci siamo guadagnati: tanto se va male, non dipende da noi, giusto? 😉

Oh mia adorabile nemica
che nel profondo del tuo cuore, mi disprezzi
ma nelle lande luminose di una coscienza
che dell’edera s’ammanta,
tu rammenti bene il nostro passato.

Oh mia docile nemica!
So bene che tu, come me, senti il canto dei giorni che furono.
Rammenti chi eravamo?
Rammenti cos’eravamo?
Eppure con tanta facilità lasci andare questo ricordo.

Oh mia sprezzante nemica!
La mia mente rievoca ogni tua parola,
ogni tuo profumo
che di certo da quei giorni felici ad oggi
è divenuto più roseo.

Oh mia premurosa nemica
vorrei tanto conoscere quella rosa delicata
che ora tieni in grembo con garbo e solida presa.
Sono certo che i suoi petali cresceranno rigogliosi
come i tuoi furono un tempo.

Mia vecchia nemica!
Guarda il cielo del nord questa notte
e dimentica il tuo odio come io ho dimenticato il mio.
Oh mia vecchia nemica, ti prego …
Dimenticati di me e ricorda chi eravamo.

Piume di corvo sulla via

Una lettera.
È come una condanna
a breve termine

È una ghigliottina di sentimenti
che come di Damocle la spada
incombe sul nostro futuro
rammentandoci zelante
che non siamo eterni.

Mi rivolgo a te,
divinità delle molteplici saggezze!
Qual’è la giusta via da percorrere
se ogni sentiero è andato perduto?

A miei occhi
non v’è risposta.

Quesiti come questi
Come trame d’ombra
Posandosi si cospargono
come piume di corvo sulla via.

199X GENERAZIONE HOKUTO

Ken il Guerriero - Hokuto No Ken - Kenshiro - 北斗の拳 - Fist of the North Star - Ken Le Survivant - Soten No Ken - Le Origini del Mito - 蒼天の拳 - Fist of the Blue Sky - Hokuto Musou - Ken's Rage - 北斗無双

Karla con la K

Cilanga per nascita, Juarense per crescita, Terrona per nozze, Parmense per geolocalizzazione ed Essere di frontiera per vocazione

Cicciocz

Kept you waiting, huh?!?

Angelo Nizza

Filosofia / Linguaggio / Storia / Politica / Cultura

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