Archive for 6 Maggio 2012


La cosiddetta ricerca della felicità non è altro che un disperato bisogno di sentirsi completi in un mondo che tenta i ogni modo possibile di abbatterti. Di giorno in giorno si pensa d’essere in grado di portare avanti l’obiettivo prefissato, di avere il controllo sulla nostra vita e sulle nostre emozioni. È una stupida presunzione credere di poter avere il controllo. Di fatto l’essere umano è l’animale più abbietto che popola la terra ma nel contempo è capace di atti che trascendono i concetti di bellezza e magnificenza. Atti che vanno dalle grandi strutture architettoniche, opere titaniche, alle semplici premure di un infermiere in un ospedale cittadino.

La mia domanda è: come possiamo pensare di pretendere il controllo su ciò che ci circonda se non siamo in grado di controllare noi stessi?

Prendiamo ad esempio, come abbiamo detto poc’anzi, le emozioni: esse contornano e costituiscono l’essenza stessa del nostro carattere e della nostra personalità. Sarebbe quantomeno, giusto dire che siamo propriamente costituiti da emozioni e sentimenti.
Lo dimostrano le lacrime, le stesse che rigano il nostro volto quando si verifica un evento straordinario, di qualsiasi natura esso sia. Arrivano e basta! Il nostro corpo reagisce di conseguenza e noi non possiamo farci nulla!
Qualche volta capita di poter influenzare relativamente una reazione del genere, bensì ci limitiamo a ritardare il sopravvento. Trattenere le lacrime, succede di rado, ma l’inevitabilità fa udire ancora una volta il suo urlo di egemonico e ci ribadisce che noi non siamo che servi alla sua mercé. e che in effetti, l’inevitabilità e il destino, o come si preferisce chiamarlo, è di fatto un giudice imparziale. Siamo onesti: esso possiede più discernimento di quanto noi potremmo averne in mille vite. Anche il più saggio tra gli esseri umani, a parer mio, non oserebbe mai elevarsi fino a tanto da dire di essere più obbiettivo e imparziale quanto lo sarebbe il fato.

Giunti a questo punto credo che non avere il controllo, dopo tutto, non è un male. Possiamo comunque operare delle scelte e godere delle delizie dell’incertezza. Conoscere il futuro sarebbe davvero così bello ed eccitante come tante rappresentazioni cinematografiche e serie tv ci vogliono far credere? Vincere la lotteria certamente fa gola a chiunque, persino io non ci penserei due volte a giocare i numeri vincenti, ma poi mi sovviene in mente un quesito, ossia: e se poi tutto questo esigesse un prezzo? E se il prezzo fosse poi rapportato a ciò che si è ottenuto, se non maggiore? Ne vale veramente la pena?
Non saprei. Quello che so, senza ombra di dubbio, è che da bravo e avido essere umano quale sono, i numeri vincenti li giocherei ugualmente. È una scelta e in quanto tale, ha delle conseguenze. In qualità di essere umano è nella mia natura ignorarle e godere dei beni materiali e bearmi di filosofie spicciole e vagamente trascendentali, per giustificare i miei futili e puerili desideri materialistici.

So cosa state pensando. Per lo meno posso supporlo con un certo grado di certezza: state pensando che tutto ciò che avete letto fino ad ora non è che una gran minchiata che non sta né in cielo né in terra. Sapete che vi dico: non posso che essere d’accordo con voi!
Sinceramente, chi se ne frega? A pensarci bene siamo stati proprio noi esseri umani a creare il denaro e quindi siamo noi stessi gli artefici delle nostre sfortune. Abbiamo creato un mezzo a dir poco geniale per privarci del controllo, una trovata degna del genere al quale apparteniamo, non trovate?
Alla fine di tutto, è giusto dire che non abbiamo e non avremo mai il controllo, perché dopo tutto non vogliamo averlo. Controllare le nostre vite significa operare delle scelte e scegliere comporta delle responsabilità. Anche a me piace pensare che ci sia qualcuno o qualcosa che possieda questo ingrato compito al posto nostro, di conseguenza, se le cose vanno male, possiamo dare la colpa a costui, quindi … godiamoci questa esenzione dalle responsabilità che con tanta fatica NON ci siamo guadagnati: tanto se va male, non dipende da noi, giusto? 😉

Oh mia adorabile nemica
che nel profondo del tuo cuore, mi disprezzi
ma nelle lande luminose di una coscienza
che dell’edera s’ammanta,
tu rammenti bene il nostro passato.

Oh mia docile nemica!
So bene che tu, come me, senti il canto dei giorni che furono.
Rammenti chi eravamo?
Rammenti cos’eravamo?
Eppure con tanta facilità lasci andare questo ricordo.

Oh mia sprezzante nemica!
La mia mente rievoca ogni tua parola,
ogni tuo profumo
che di certo da quei giorni felici ad oggi
è divenuto più roseo.

Oh mia premurosa nemica
vorrei tanto conoscere quella rosa delicata
che ora tieni in grembo con garbo e solida presa.
Sono certo che i suoi petali cresceranno rigogliosi
come i tuoi furono un tempo.

Mia vecchia nemica!
Guarda il cielo del nord questa notte
e dimentica il tuo odio come io ho dimenticato il mio.
Oh mia vecchia nemica, ti prego …
Dimenticati di me e ricorda chi eravamo.

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