La cosiddetta ricerca della felicità non è altro che un disperato bisogno di sentirsi completi in un mondo che tenta i ogni modo possibile di abbatterti. Di giorno in giorno si pensa d’essere in grado di portare avanti l’obiettivo prefissato, di avere il controllo sulla nostra vita e sulle nostre emozioni. È una stupida presunzione credere di poter avere il controllo. Di fatto l’essere umano è l’animale più abbietto che popola la terra ma nel contempo è capace di atti che trascendono i concetti di bellezza e magnificenza. Atti che vanno dalle grandi strutture architettoniche, opere titaniche, alle semplici premure di un infermiere in un ospedale cittadino.

La mia domanda è: come possiamo pensare di pretendere il controllo su ciò che ci circonda se non siamo in grado di controllare noi stessi?

Prendiamo ad esempio, come abbiamo detto poc’anzi, le emozioni: esse contornano e costituiscono l’essenza stessa del nostro carattere e della nostra personalità. Sarebbe quantomeno, giusto dire che siamo propriamente costituiti da emozioni e sentimenti.
Lo dimostrano le lacrime, le stesse che rigano il nostro volto quando si verifica un evento straordinario, di qualsiasi natura esso sia. Arrivano e basta! Il nostro corpo reagisce di conseguenza e noi non possiamo farci nulla!
Qualche volta capita di poter influenzare relativamente una reazione del genere, bensì ci limitiamo a ritardare il sopravvento. Trattenere le lacrime, succede di rado, ma l’inevitabilità fa udire ancora una volta il suo urlo di egemonico e ci ribadisce che noi non siamo che servi alla sua mercé. e che in effetti, l’inevitabilità e il destino, o come si preferisce chiamarlo, è di fatto un giudice imparziale. Siamo onesti: esso possiede più discernimento di quanto noi potremmo averne in mille vite. Anche il più saggio tra gli esseri umani, a parer mio, non oserebbe mai elevarsi fino a tanto da dire di essere più obbiettivo e imparziale quanto lo sarebbe il fato.

Giunti a questo punto credo che non avere il controllo, dopo tutto, non è un male. Possiamo comunque operare delle scelte e godere delle delizie dell’incertezza. Conoscere il futuro sarebbe davvero così bello ed eccitante come tante rappresentazioni cinematografiche e serie tv ci vogliono far credere? Vincere la lotteria certamente fa gola a chiunque, persino io non ci penserei due volte a giocare i numeri vincenti, ma poi mi sovviene in mente un quesito, ossia: e se poi tutto questo esigesse un prezzo? E se il prezzo fosse poi rapportato a ciò che si è ottenuto, se non maggiore? Ne vale veramente la pena?
Non saprei. Quello che so, senza ombra di dubbio, è che da bravo e avido essere umano quale sono, i numeri vincenti li giocherei ugualmente. È una scelta e in quanto tale, ha delle conseguenze. In qualità di essere umano è nella mia natura ignorarle e godere dei beni materiali e bearmi di filosofie spicciole e vagamente trascendentali, per giustificare i miei futili e puerili desideri materialistici.

So cosa state pensando. Per lo meno posso supporlo con un certo grado di certezza: state pensando che tutto ciò che avete letto fino ad ora non è che una gran minchiata che non sta né in cielo né in terra. Sapete che vi dico: non posso che essere d’accordo con voi!
Sinceramente, chi se ne frega? A pensarci bene siamo stati proprio noi esseri umani a creare il denaro e quindi siamo noi stessi gli artefici delle nostre sfortune. Abbiamo creato un mezzo a dir poco geniale per privarci del controllo, una trovata degna del genere al quale apparteniamo, non trovate?
Alla fine di tutto, è giusto dire che non abbiamo e non avremo mai il controllo, perché dopo tutto non vogliamo averlo. Controllare le nostre vite significa operare delle scelte e scegliere comporta delle responsabilità. Anche a me piace pensare che ci sia qualcuno o qualcosa che possieda questo ingrato compito al posto nostro, di conseguenza, se le cose vanno male, possiamo dare la colpa a costui, quindi … godiamoci questa esenzione dalle responsabilità che con tanta fatica NON ci siamo guadagnati: tanto se va male, non dipende da noi, giusto? 😉