Quand’è che riavremo quella dignità che appartenne ai grandi della storia? Forse mai perché è andata perduta insieme a coloro che sono morti per regalarci una libertà che non ci appartiene veramente e che, ad essere sinceri, non meritiamo. A parer mio, ci dovremmo rendere conto che ogni giorno passato senza il benché minimo ricordo, equivale ad una vera e propria bestemmia, nei nostri confronti e della storia innanzi tutto.
Quindi, allo stato attuale delle cose, si dovrebbe rammentare costantemente cosa accadde su quegli aspri campi di battaglia. Tra i fischi di pallottole che si conficcavano prepotenti nel petto di persone che non sapevano né leggere né scrivere, ma che, tuttavia, erano coscienti fin nel profondo che, la libertà di decidere su quel poco che si possiede, sia esso materiale o semplice orgoglio, è ben più preziosa d’una manciata di monete. Perciò, questa libertà di cui tanto ci si glorifica oggi giorno, a cominciare dai banchi di scuola e a finire nelle aule di tribunale, in realtà non è che in prestito e sovente ci dimentichiamo, dandola per scontata, che, di fatto, non facciamo nulla per riscattare e rivendicare questo “possesso”.

Ogni giorno ci dimeniamo e ci agitiamo nella nostra quotidianità: pigri e viziati come un bambino a cui le lenzuola di seta danno fastidio alla pelle. La maggior parte di noi non sa chi sono persone quali “Carmine Crocco” o “Nicola Summa”. Nomi che al solo sentirne il suono ispirano ignoranza, quando invece per chi conosce una minima parte di ciò che è realmente la Storia, questi nomi rimbombano nella testa e nel cuore, come il boato dei tuoni di Giove pluvio. Hanno il suono di un tamburo di guerra, che ridondante e cadenzato, rimane costante tenendo il passo di chi scende sul campo di battaglia, senza pensare a cosa accadrà subito dopo, bensì a cosa può succedere in futuro.
Io per primo ignoravo i loro nomi fino a qualche tempo fa, e leggendo delle loro gesta, mi rendevo conto pian piano, a discapito delle lezioni scolastiche di storia, chi erano i veri Eroi della nostra Italia. Continuavo a realizzare d’aver imparato un riassunto male interpretato. Leggendo appresi che, il reale accaduto mi spingeva verso una collera smisurata, pari solo all’orgoglio che cresceva dentro di me: l’orgoglio di chi vive nel meridione ed è figlio della sua stessa storia. Avevo quasi l’impressione di vederli in viso: persone risolute, con i pensieri che trasbordavano dalle loro menti dritte verso le coscienze di chi oggi, passivo, sta fermo a guardare. Ad ora la mia convinzione, pensando a questi eroi, sta nell’immaginarli nel momento cruciale, quando probabilmente l’unica domanda che si ponevano subito dopo aver esploso il primo colpo di pistola, era, “Come verrò ricordato?” oppure, “Il mio ricordo servirà a qualcosa?”.
Quindi, signori? Proviamo a rispondere! Il loro ricordo sta servendo a qualcosa? Il loro sangue sulla Nostra Terra, sta dando i frutti per i quali è stato versato? Allo stato attuale, non mi pare proprio.
È vero che la storia viene scritta dai vincitori. Se solo fossimo in minima parte consapevoli del reale costo della nostra “Libertà”, non avremmo granché di che gioire.
Pagherei tutto l’oro del mondo per vivere anche un solo istante al fianco di guerrieri tanto valorosi, così da poter dire “Ho combattuto e sono morto al loro fianco”. Una vita breve sarebbe stata la mia, ma certamente degna d’essere vissuta, proprio come la loro.

Libertà. È una gran bella parola: nonostante ciò, essa può risultare effimera come molte altre se non la si pronuncia con cognizione di causa. Io stesso mi sento con la coscienza sporca nel pronunciare una parola così enorme ed impegnativa, perché credo che soltanto coloro che hanno versato sangue per essa, dovrebbero avere l’imperativo morale sufficiente da potersi permettere di pronunziarla a pieni polmoni.

La verità è una sola, senza girarci troppo attorno: siamo indegni della vita che stiamo vivendo. Comincio dalla mia? Un disoccupato senza capo né coda, che sta davanti ad un computer a vomitare sentenze su se stesso e su ciò che di più sbagliato c’è a questo mondo. Finendo a molti altri, che sperano di poter trovare un lavoro, mendicando uno stipendio da fame e sperare di non morirci sopra mentre persone più in alto di loro si fanno beffe di chi coltiva la terra. Una semina infausta su di una terra brulla: tasse su tasse cosparse ai piedi dei ricchi latifondisti, affinché questi ultimi possano riscuotere con le loro dita flaccide e ornate da simboli massonici, il loro dazio.
Si, perché è proprio questo che sta accadendo! Non vi è nessun genere di illuminazione nell’accorgersi di ciò che ci si para dinanzi agli occhi giorno dopo giorno. Non siamo altro che braccianti inconsapevoli di un sistema palesemente corrotto fin nel profondo. Una bestia grassa ed ingorda, che senza muovere un muscolo tende la mano verso ognuno di noi e con un semplice sorriso ci rassicura blaterando di un futuro più roseo. Un futuro che, a loro dire, si realizza con un semplice sforzo da parte nostra: basta essere disposti porgergli un altro ulteriore boccone in più … l’ultimo, dicono. E noi cosa facciamo? Mettiamo le mani in tasca e ci sporgiamo verso la bestia che osiamo chiamare “governo eletto dal popolo”, donando l’unica manciata di grano che ci rimane, convinti di fare il giusto.

Arrivati a questo punto, continuiamo pure a dormire! Forse un giorno ci sveglieremo e ci asciugheremo la fronte dal sudore, sussurrando a noi stessi “per fortuna era solo un sogno”, oppure, se siamo fortunati, nella nostra apatia, non ci sveglieremo affatto, e ci risparmieremo la fatica di dover trovare il coraggio di reagire e riguadagnare quello straccio di dignità che, in teoria, ci appartiene di diritto.