Che di delizia si muoia o si viva,
che senso ha quando non si arde dell’attimo,
quello stesso in cui si sente la voce della propria anima?

Qualcuno dice che si tratta di un sussurro,
altri invece, di un urlo al cielo.
Quando a parer del folle,
che di ragione ne ha piena l’esistenza,
come un universo nel palmo di una mano,
la voce dell’anima non è che uno sguardo.

Occhi che parlano da un pianoforte.
Occhi che guidano la mano su corde di violino.
Per ore ed ore anche per udir una sola nota.
Occhi che ardono nel ghiaccio
e che guardano senza chiedere cenno alcuno.

E lasciamola andar via questa bieca vita!!
Scrolliamoci di dosso, una volta per tutte, il peso del mondo!
Poiché esso non ci appartiene,
ed è così palese
che del contrario bisogna invece esser certi!

Lasciamo che siano i ben pensanti a crucciarsi del bel vivere!
Si, perché sono loro che non hanno la forza per ridere di gusto.
Essi non sanno che, quando il destino bussa alla porta,
lo fa in battere frenetico
per il gusto di strappare un ghigno
un sorriso a chi non ha mai capito cosa significa essere felici.

Tuttavia è vero che
la felicità non passa attraverso la follia
un delirio che del peso del mondo
non ha mai conosciuto né vanto né gloria!

Ma è vero che, solo chi è folle sa d’esser felice
e non avrà mai di che pentirsi.
Bensì rimane a mento in su
con il rimorso di non aver amato fino allo stremo delle forze.