Archive for marzo, 2013


Stefano è emigrato al nord in cerca di lavoro. Si trova bene, perché è stato assunto quasi subito e nonostante tutto a lui piace stare in una città come Torino. È vero che il clima non è sempre sereno come giù in Calabria, non c’è neanche il mare e in fondo gli manca l’odore della salsedine d’inverno e il rumore delle onde in lontananza; tuttavia passeggiare su è giù per via Garibaldi nel tempo libero, è piacevole.

La fabbrica dove lavora gli da uno stipendio di mille euro al mese, che nonostante tutto non basta. Riesce a pagare l’affitto è vero, ma le spese per mantenersi richiedono “sforzi ulteriori”, per questo fa gli straordinari. Oltre tutto, non appena può, aiuta un suo amico siciliano in qualche lavoretto da idraulico.

Quando la notte va a dormire presto, se ne sta lì sul letto a fissare il soffitto del suo bilocale da settecento euro al mese macchiato dall’umidità, e la prima cosa che pensa dopo essersi assicurato che il disinfestatore abbia fatto bene il suo lavoro, è l’alzataccia alle quattro e mezza del mattino, per presentarsi alla fermata dell’autobus in balia dei meno dieci gradi di fine gennaio per arrivare puntuale.

Poi, i ricordi prendono il sopravvento, volando al giorno in cui prese quella decisione, dicendo a tutti che partire era la cosa migliore, che li dove stava, non c’era nulla da che gli assicurasse una futuro (il che purtroppo era vero) e che al nord è tutta un’altra vita. Guardandosi indietro, non è più tanto sicuro d’aver fatto la scelta giusta. Ha un lavoro, certo, ma ne deve fare altri per poter “sopravvivere”. Il costo di qualsiasi cosa è quasi il doppio di come era giù al sud, ed i divertimenti sono solo un vago ricordo di gioventù, mentre ora a trentacinque anni suonati, vive da solo e lo fa per lavorare.

Per non parlare poi delle persone con le quali deve convivere tutti i giorni: alcuni sono convinti che Stefano provenga da una terra dove basta girare per strada per beccarsi una pallottola vagante come nel Texas di metà ‘800 o nella Cecenia del ’91, altri invece non si interessano minimamente alle sue origini, forse perché sono intelligenti o più semplicemente si limitano ad ignorare per pigrizia.

Una volta un amico durante una conversazione disse: “Ah, sei calabrese! Brutta zona.” Stefano quasi ingenuamente gli chiese: “Come mai?” e costui rispose: “Beh, li da voi ci si spara per strada, si sa.” e Stefano con garbo replicò “Guarda che ti sbagli.

Ma si, è così.” rispose il tizio con sufficienza. Stefano era irritato da tanta superficialità, ma dopo un po’ si rasserenò perché sapeva con chi stava parlando, ed infatti, poco dopo, gli pose una semplicissima ma disarmante domanda: “Ma tu ci sei mai stato in Calabria?

No” rispose. E Stefano continuò: “Allora, perdonami, ma come sai che ci si spara in mezzo alla strada?“. Il tizio si fermò a pensare, distogliendo a fasi alterne lo sguardo quasi a voler dire ‘tranquillo che ora ti rispondo io’. Inutile dire che non fu così. Poi si fissarono negli occhi e il tizio cambiò espressione assumendo quella di chi ha capito di aver detto una minchiata e continuò: “Beh, me l’ha detto un amico, perché suo cugino è passato da Reggio Calabria per andare a Messina a fare una consegna.

Stefano scoppiò a ridere per almeno un quarto d’ora. Dopo quella discussione, lui e il tizio, tale Marco Bigal, divennero grandissimi amici e quest’ultimo dovette ricredersi quando su invito trascorse quindici giorni in ferie nel paesino dov’è cresciuto Stefano.

Tornando nel suo appartamentino, quel soffitto era lì ad aspettarlo ogni notte, come fosse un confidente fidato che lo aiutava a riflettere su cosa fare e come. Questa volta stava riflettendo sulla notizia appresa quel pomeriggio: Giuliano aveva perso il lavoro di idraulico, ed era costretto a tornare a Marina di Modica in Sicilia. Forse avrebbe ritentato, forse no: ora come ora però, era costretto a tornare indietro e presto anche Stefano si sarebbe trovato nelle medesime condizioni.

Dicono che c’è crisi. Dicono anche di stare tranquilli perché sta per terminare e la ripresa è ormai in corso. Dicono tante cose. Stafano sapeva e sa, che non è così, al contrario. Ciò che gli accade attorno, quello che vede, è diverso da quello che si dice al TG1, al TG2 o nelle trasmissioni di tribuna politica: la verità è che, chi è andato su per lavorare, torna giù, chi è nato al nord e sta lavorando, andrà in cassa integrazione per finire poi all’angolo di una strada, con la mano tesa verso un passante che gli negherà due euro e che probabilmente, il mese successivo, finirà seduto proprio li affianco a lui.

Nel frattempo, Stefano si tiene la nuca con le mani, affondando su quel maledetto cuscino che lo tormenta da qualche settimana causandogli una fastidiosa cervicale; con lo sguardo verso l’alto pensa che la crisi è tutt’altro che finita o in via di remissione: è convinto, anzi sa … che è appena iniziata.

La Nuvola solitaria

La nuvola solitaria nel cielo si trasporta.

Il vento la spinge.

Non ha ambizioni.

 

La nuvola solitaria non ha dubbi!

Nessun dolore

né rimorsi.

 

La nuvola solitaria non si pone domande

ma solo risposte e soluzioni,

esili come un sussurro.

 

La nuvola solitaria piano piano svanisce.

Ella sa d’aver vissuto.

Non cerca l’immortalità.

 

La nuvola solitaria sempre più piccola diventa.

Da lassù guarda ed osserva

chi è convinto d’essere grande ed eterno.

 

La nuvola solitaria conosce ogni cosa.

Ella sa bene che non c’è nessuno al mondo più grande di lei.

 

Pushing Daisies

Gironzolando per i siti che trattano di serie tv, sono inciampato, per così dire, in questo titolo: Pushing Daisies. Lessi la trama e non è che mi abbia fatto drizzare i capelli dall’entusiasmo, nonostante ciò decisi di dedicargli tempo, anche grazie al fatto che alcune delle serie che stavo seguendo erano ferme, mentre altre dovevano ancora cominciare. Ebbene, questa scelta non tardò dall’essere ripagata, lasciandomi piacevolmente colpito! Pushing Daisies è, senza dubbio, una serie che merita attenzione.

Portatrice di disincanto e di leggerezza, sembra quasi di rivedere lo stile narrativo che vidi parecchio tempo prima nel film Big Fish di Tim Burton, con i colori tipici di una fiaba e la caratterizzazione dei personaggi curata nei dettagli e poco impegnativa nel contempo.

Nella parte del “fabbrica torte” Ned troviamo Lee Pace (La Contessa bianca, The Good Shepherd – L’ombra del potere, Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato, Lincoln), una giovane promessa del panorama cinematografico statunitense, il quale ha dato prova in più occasioni della sua versatilità interpretativa come nei recenti Lincoln e Lo Hobbit. Tuttavia, quest’attitudine, nel caso in questione, non spicca in modo particolare.

Lee Pace – Ned

Si tratta in definitiva di un telefilm investigativo, con una curiosa struttura Low Fantasy che fa da impalcatura al tutto. La voce fuori campo commenta le azioni dei personaggi e spiega “i fatti” al di fuori della linea recitativa, dando allo spettatore la piacevole sensazione di essere accompagnato nello svolgimento degli eventi, senza doversi accapigliare con chissà quali intenzioni occulte di registi e sceneggiatori.

Nel cast si fa notare una graziosissima Kristin Chenoweth (La pantera rosa, Ancora tu!, West Wing – Tutti gli uomini del Presidente, Ugly Betty – 1×23) che interpreta la parte di Olive Snook, cameriera e assistente di Ned al Pie Hole il locale dove il fabbrica torte compie i suoi prodigi, producendo per l’appunto torte, riportando in vita la frutta marcia.

La Chenoweth, oltre ad essere una discreta attrice, è anche una valente cantante, infatti, di tanto in tanto, la serie tira fuori dei brevissimi momenti musical alla Tutti insieme appassionatamente.

Kristin Chenoweth – Olive Snook

A parte tutto, il ruolo che a mio dire da un tocco di interesse in più alla serie, oltre alle singolari capacità del protagonista, ovvero, quella di riportare le cose morte in vita, è il personaggio di Emerson Cod, qui impersonato da Chi McBride (Fuori in 60 secondi, Io, robot , Boston Public, Dr House), l’investigatore privato innamorato dei soldi, che scopre accidentalmente il potere di Ned e lo sfrutta per incassare il denaro ricavato dalla risoluzione dei casi di omicido.

Chi McBride – Emerson Cod

Quello che invece viene considerato uno dei personaggi centrali che invece a mio dire è inutile come una mosca sullo specchietto retrovisore, è Chuck. Io non so come abbia recitato Anna Friel in altre produzioni (Sogno di una notte di mezza estate, Timeline – Ai confini del tempo, London Boulevard, Limtless) e sicuramente sarà stata bravissima, ma qui, per quanto mi riguarda, riesce solo ad irritare, non solo l’umore ma ben altro. Ned la riporta in vita, dopo che qualcuno l’ha uccisa durante una crociera, rendendola famosa come “la turista solitaria”, decidendo quindi di farcela restare, poiché è la sua “fidanzatina d’infanzia” e l’unica ad avergli dato un bacio. Il personaggio in questione è spudoratamente perbenista oltre ogni limite consentito dalle forze cosmiche e tanto caramelloso da scatenare una crisi diabetica irreversibile.

Anna Friel – Chuck

Nonostante tutto, la serie è davvero carina e merita attenzione. È piacevole e si presta bene proprio perché non è impegnativa. L’unica pecca sta proprio nel fatto che è stata brutalmente recisa al termine della seconda stagione, proprio quando la storia stava prendendo velocità. Ancora una volta, signori americani, confermo la mia asserzione nei vostri confronti, dicendo che non capite un’emerita mazza vestita a festa, delle vostre stesse serie tv. Complimenti, davvero.

Supernatural

Guardare Supernatural, significa mettersi in viaggio con i fratelli Winchester! Personalmente, ho come la sensazione di sedere sul sedile posteriore della Chevy Impala nera del ’67, con la migliore musica del mondo nello stereo a fare da colonna sonora.

Non è sbagliato pensare che questo telefilm abbia significato, per la maggior parte degli amanti del genere, una vera e propria boccata d’aria fresca, quando fece la sua comparsa nel 2005 (13 febbraio 2007 in italia. In ritardo come al solito). La prima stagione si è presentata letteralmente come una raffica di “proiettili” televisivi: ogni puntata era meglio dell’altra e trattandosi di una stagione composta da 22 episodi (con il rischio, quindi, di stiracchiarsi troppo), era come ingozzarsi di gelato e porcherie varie, senza sensi di colpa. Mi sono detto (e vi prego di accettare il seguente slancio di truce entusiasmo) “finalmente una serie sul soprannaturale fatta con i contro cazzi!

Mi convinsi immediatamente a guardarla quando, nella prima puntata, le mie orecchie si drizzarono al solo udir le note di Back in Black degli AC/DC. Ma, tralasciando le chicche musicali, che, vi assicuro, non mancano, la serie è letteralmente una storia On The Road e in giro per gli Stati Uniti i fratelli Winchester, nella fattispecie Jared Padalecki  (La maschera di cera, Nickname: Enigmista, E.R. Medici in prima linea – 7×10, Una mamma per amica) e Jensen Ackles (Ten Inch Hero, San Valentino di sangue 3D, Smallville, Dark Angel), rispettivamente Sam e Dean Winchester, sono alla ricerca del padre scomparso, il quale ha lasciato loro un diario dove ci sono riportate tutte le note e le esperienze da “cacciatore” accumulate negli anni passati.

Jared Padalecki – Sam Winchester

Le prime due stagioni sono improntate su questo soggetto, ossia la ricerca del genitore con i vari intoppi lungo il cammino, poi le sceneggiature cambiano per via di una naturale evoluzione narrativa. A mio avviso, da telespettatore, ha una precisa sensazione guardando le prime due stagione, ovvero che siano state concepite sia come conclusione, nel caso gli ascolti non fossero stati sufficienti per un ulteriore rinnovo, sia per un seguito e quindi un nuovo inizio nel caso contrario. Beh, la cosa ha funzionato perché le storie che si propongono dalla terza stagione in poi vanno in crescendo, lasciando un sapore agrodolce in bocca e assaporando un’aria investigativa alla X-Files e una genesi Action alla Die Hard, come se i due fratelli fossero figli non riconosciuti del grande John McClane (più Dean che Sam).

Jensen Ackles – Dean Winchester

Alla luce di ciò la coppia PadaleckiAckles funziona piuttosto bene, anche se con alti e bassi; di tanto in tanto ci viene proposto qualche stucchevole cliché ma tutto sommato si chiude un occhio, tenendo presente che nel complesso il progetto funziona.  La regia di Robert Singer, il quale non si è risparmiato dal dare il suo nome ad un personaggio della serie, da un apporto costruttivo ma non sempre. Il quadro generale fila abbastanza bene fino alla quinta stagione, dove a parer mio il telefilm avrebbe fatto bene a chiudere per evitare successive esagerazioni e possibili trovate banali e dispersive (cose che si sono verificate in seguito ma fortunatamente non hanno pregiudicato il rischio del declino).

Jeffrey Dean Morgan – John Winchester

Andando avanti, troviamo puntate ispirate a varie storie e leggende qua e la in giro per le tradizioni orali, e anche qualche pubblicazione letteraria. Ricordiamo la riunione amministrativa, in vista di un’imminente apocalisse, delle divinità pagane in un motel, indubbiamente ispirata all’ American Gods di Neil Gaiman. Puntata che, nonostante gli avvezzi alle letture di genere come il sottoscritto, hanno riconosciuto e apprezzato (anche perché, prima che la suddetta puntata andasse in onda, leggendo il libro immaginavo come si sarebbero comportati Sam e Dean in determinate situazioni).

Arrivati alla sesta stagione, si comincia a presentarsi una preoccupante battuta d’arresto che fa singhiozzare il panorama generale della serie. Si ha l’impressione che gli sceneggiatori siano affetti dal blocco dello scrittore e che tentino di arrampicarsi su di una china sdrucciolevole dalla quale è molto facile scivolare e farsi seriamente male. Allo stato attuale siamo giunti all’ottava stagione negli USA, stagione che vedremo in Italia chissà quando, dato che la nostra Raidue ne ha acquistato i diritti, e di fatto detiene privilegi egemonici sulla messa in onda nel nostro paese … purtroppo.

Jim Beaver – Bobby Singer

Come avrete di certo capito, Supernatural ha sia lati positivi che lati negativi. Fatto sta che, la figura dei due fratelli in viaggio per gli stati uniti a caccia di creature soprannaturali, ha conquistato tutti, inducendo milioni di fan a chiedersi cosa succederà nella puntata successiva. Il loro successo è rafforzato anche da una serie animata in Japan Animation, composta da 22 episodi (che ancora non ho visto ma provvederò quanto prima a visionare), quindi stiamo a vedere cosa può ancora accadere.

In conclusione? Supernatural è da vedere perché ha spessore narrativo, è divertente, inquietante e affascinante. I personaggi sfoggiano una caratterizzazione leggera e poco sofisticata che, nonostante tutto si fonde con tutto il resto in un amalgama sinergico e funzionale. In poche parole, guardatela perché è una figata esattamente come la sue colonna sonore.

Misha Collins – Castiel

Perché funziona Supernatural? Funziona perché le storie sono interessanti, i personaggi sono caratterizzati sufficientemente bene e tendono a suscitare emozioni di antipatia e simpatia nello spettatore, il quale. Il ritmo non è frenetico ma tende ad alternarsi a trame più meno veloci a quelle con sfondo investigativo, ammiccando al nostro nazional Dylan Dog. Sia chiaro! Non è un confronto, sto dicendo che di tanto in tanto lo ricorda VAGAMENTE, niente di serio. E poi, signori miei, la cosa che colpisce di più, anche se non ci si rende conto subito per chi non ha conoscenze musicali particolarmente approfondite, sono le colonne sonore. Il rock classico la fa da padrone come finalmente non si vedeva da tanto tempo e rende l’atmosfera coinvolgente come poche serie tv sono in grado di fare. Perciò non indugiate e salite a bordo della Chevy Impala nera del ’67, vi assicuro che sarà un viaggio difficile da dimenticare.

Mendicante

Si veste d’estate

di cielo e terra

il mendicante

 

[ Takarai Kikaku – (1661 – 1707)]

 

199X GENERAZIONE HOKUTO

Ken il Guerriero - Hokuto No Ken - Kenshiro - 北斗の拳 - Fist of the North Star - Ken Le Survivant - Soten No Ken - Le Origini del Mito - 蒼天の拳 - Fist of the Blue Sky - Hokuto Musou - Ken's Rage - 北斗無双

Karla con la K

Cilanga per nascita, Juarense per crescita, Terrona per nozze, Parmense per geolocalizzazione ed Essere di frontiera per vocazione

Cicciocz

Kept you waiting, huh?!?

Angelo Nizza

Filosofia / Linguaggio / Storia / Politica / Cultura

Overthink

ViewtifulMax' Blog

Giardinaggio Irregolare

Chi scrive di donne e giardini deve sempre avere il coraggio di dichiarare le proprie opinioni

Sunset Boulevard

Un luogo, un'ispirazione

Storie di Ruolo

Vent'anni di gioco di ruolo...

acookiecrumb

Briciole di vita, raccolte e raccontate.