Stefano è emigrato al nord in cerca di lavoro. Si trova bene, perché è stato assunto quasi subito e nonostante tutto a lui piace stare in una città come Torino. È vero che il clima non è sempre sereno come giù in Calabria, non c’è neanche il mare e in fondo gli manca l’odore della salsedine d’inverno e il rumore delle onde in lontananza; tuttavia passeggiare su è giù per via Garibaldi nel tempo libero, è piacevole.

La fabbrica dove lavora gli da uno stipendio di mille euro al mese, che nonostante tutto non basta. Riesce a pagare l’affitto è vero, ma le spese per mantenersi richiedono “sforzi ulteriori”, per questo fa gli straordinari. Oltre tutto, non appena può, aiuta un suo amico siciliano in qualche lavoretto da idraulico.

Quando la notte va a dormire presto, se ne sta lì sul letto a fissare il soffitto del suo bilocale da settecento euro al mese macchiato dall’umidità, e la prima cosa che pensa dopo essersi assicurato che il disinfestatore abbia fatto bene il suo lavoro, è l’alzataccia alle quattro e mezza del mattino, per presentarsi alla fermata dell’autobus in balia dei meno dieci gradi di fine gennaio per arrivare puntuale.

Poi, i ricordi prendono il sopravvento, volando al giorno in cui prese quella decisione, dicendo a tutti che partire era la cosa migliore, che li dove stava, non c’era nulla da che gli assicurasse una futuro (il che purtroppo era vero) e che al nord è tutta un’altra vita. Guardandosi indietro, non è più tanto sicuro d’aver fatto la scelta giusta. Ha un lavoro, certo, ma ne deve fare altri per poter “sopravvivere”. Il costo di qualsiasi cosa è quasi il doppio di come era giù al sud, ed i divertimenti sono solo un vago ricordo di gioventù, mentre ora a trentacinque anni suonati, vive da solo e lo fa per lavorare.

Per non parlare poi delle persone con le quali deve convivere tutti i giorni: alcuni sono convinti che Stefano provenga da una terra dove basta girare per strada per beccarsi una pallottola vagante come nel Texas di metà ‘800 o nella Cecenia del ’91, altri invece non si interessano minimamente alle sue origini, forse perché sono intelligenti o più semplicemente si limitano ad ignorare per pigrizia.

Una volta un amico durante una conversazione disse: “Ah, sei calabrese! Brutta zona.” Stefano quasi ingenuamente gli chiese: “Come mai?” e costui rispose: “Beh, li da voi ci si spara per strada, si sa.” e Stefano con garbo replicò “Guarda che ti sbagli.

Ma si, è così.” rispose il tizio con sufficienza. Stefano era irritato da tanta superficialità, ma dopo un po’ si rasserenò perché sapeva con chi stava parlando, ed infatti, poco dopo, gli pose una semplicissima ma disarmante domanda: “Ma tu ci sei mai stato in Calabria?

No” rispose. E Stefano continuò: “Allora, perdonami, ma come sai che ci si spara in mezzo alla strada?“. Il tizio si fermò a pensare, distogliendo a fasi alterne lo sguardo quasi a voler dire ‘tranquillo che ora ti rispondo io’. Inutile dire che non fu così. Poi si fissarono negli occhi e il tizio cambiò espressione assumendo quella di chi ha capito di aver detto una minchiata e continuò: “Beh, me l’ha detto un amico, perché suo cugino è passato da Reggio Calabria per andare a Messina a fare una consegna.

Stefano scoppiò a ridere per almeno un quarto d’ora. Dopo quella discussione, lui e il tizio, tale Marco Bigal, divennero grandissimi amici e quest’ultimo dovette ricredersi quando su invito trascorse quindici giorni in ferie nel paesino dov’è cresciuto Stefano.

Tornando nel suo appartamentino, quel soffitto era lì ad aspettarlo ogni notte, come fosse un confidente fidato che lo aiutava a riflettere su cosa fare e come. Questa volta stava riflettendo sulla notizia appresa quel pomeriggio: Giuliano aveva perso il lavoro di idraulico, ed era costretto a tornare a Marina di Modica in Sicilia. Forse avrebbe ritentato, forse no: ora come ora però, era costretto a tornare indietro e presto anche Stefano si sarebbe trovato nelle medesime condizioni.

Dicono che c’è crisi. Dicono anche di stare tranquilli perché sta per terminare e la ripresa è ormai in corso. Dicono tante cose. Stafano sapeva e sa, che non è così, al contrario. Ciò che gli accade attorno, quello che vede, è diverso da quello che si dice al TG1, al TG2 o nelle trasmissioni di tribuna politica: la verità è che, chi è andato su per lavorare, torna giù, chi è nato al nord e sta lavorando, andrà in cassa integrazione per finire poi all’angolo di una strada, con la mano tesa verso un passante che gli negherà due euro e che probabilmente, il mese successivo, finirà seduto proprio li affianco a lui.

Nel frattempo, Stefano si tiene la nuca con le mani, affondando su quel maledetto cuscino che lo tormenta da qualche settimana causandogli una fastidiosa cervicale; con lo sguardo verso l’alto pensa che la crisi è tutt’altro che finita o in via di remissione: è convinto, anzi sa … che è appena iniziata.