Guardo dentro di me.
Lo vedo bene! È lì quell’abisso di cui tanto si parla
che di scrittori e poeti dannati, mosse la mano.

Vedo una gabbia
e da essa risuonano parole
d’insania impronunziabile.

Parole di tenebra e verità,
quella stessa che ghermisce l’uomo e la ragione
costringendolo a maledire se stesso.

In quell’istante
La mano stringe forte la penna
E si posa sul foglio, minacciando l’intera esistenza.

“anche io sono vivo!” mi sussurra.
“Dietro ogni angolo della tua coscienza io dimoro,
ed è là … il mio regno.”