Sento di doverne scrivere perché quando capitano determinate cose, è bene che non si dimentichi nulla e inoltre, penso che scrivere per qualsiasi occasione si presenti, come nel mio caso, non è mai tempo perso.

Mi trovavo al santuario della madonna santissima delle grazie, con dei carissimi amici. Loro non ci erano mai stati, perché sono scesi in vacanza da Torino e anche se è già la terza volta che vengono da noi, questa è stata l’unica occasione che siamo riusciti a ritagliare per fare un giro approfondito di Roccella.

Roccella. Io amo il mio paese e tra odio e passione non riesco a pensare di alzarmi al mattino e uscire di casa e non vedere il castello. Proprio per questo ci tenevo che persone speciali come loro potessero anche solo intravedere quello che io come altri, vedo tutti i giorni.

Comunque sia, insieme a noi, al santuario c’erano anche altre persone. Non erano visitatori e non mancò molto affinché io capissi. Un’anziana donna sulla sedia a rotelle era sospinta dal figlio, sicuramente cinquantenne, che la portava ovunque come ogni figlio dovrebbe fare con il proprio genitore ormai infermo dai morsi del tempo. Non posi alcuna domanda, mi limitai semplicemente a tacere ed osservare. Guardavo ed ascoltavo anche se di tanto in tanto scambiavo qualche chiacchiera con i miei amici.

Guardavo quella vecchia signora e mi resi conto che non riusciva a parlare per via di chissà quale infermità ma nonostante tutto sorrideva: aveva gli occhi languidi e commossi, si guardava attorno e con la mano tremolante, mandava baci di devozione ovunque si volgesse il suo sguardo. Sicuramente rendeva lode a quel luogo di culto, ma sono certo che non era tutto li. Mentre la guardavo mi sopresi a sorridere a mia volta perché capii quale fosse la vera spinta, quella che partiva dal profondo. Era la nostalgia di quei luoghi che lei non vedeva da decenni.

Non so se giungerà presto il suo momento, né se vivrà ancora molti anni, ma vedere quella donna tornare nel luogo dove era nata, è stato emozionante. Si, perché la casa dove nacque decenni prima, stava in cima alla scalinata, su quella rupe alle spalle della torre, quel rialzo che sovrasta il santuario. La sua commozione esondava oltre i confini di un corpo oramai al limite dell’esistenza. La mente si paralizza quando ci si trova davanti a cotanta forza: la mera dimostrazione di come l’anima e lo spirito siano incontenibili, tanto che il corpo stesso arrivato ad un certo punto, stenta a tenere il passo con la passione e la dedizione di un sentimento così potente.

Quando ebbe bisogno di scendere le scale fui ben lieto di aiutare il figlio a caricare quel peso insieme ad un mio caro amico. Giunti ai piedi della scalinata, ella trovò le parole per guardarmi e ringraziarmi. Fu in quel momento che il figlio ci disse che quello in cima alla rupe era il luogo in cui nacque.

Quando la donna mia ringraziò, io le risposi che era un piacere ma dentro me stesso, anche se solo qualche ora dopo, la ringraziai a mia volta, oltre ogni limite perché farò tesoro della sua gratitudine e della sua commozione finché avrò respiro e oltre. Quella donna di sicuro mi ha cambiato la giornata e spero anche la vita.