Category: Poesie


Il Vento nella Valle

Il vento si placa e il pianoforte suona.

Non si odono più i canti dei sognatori.

Non si odono più le preghiere dei profeti.

 

Il vento si placa e foglie si posano adagio.

Non si muovono e tremano rantolando al crepuscolo.

Non si muovono e si crogiolano alla luce del primo sole.

 

Geme il vento nella valle.

Le parole antiche celano futili verità.

Le parole del libro proferiscono menzogne.

 

Geme il vento nella valle.

L’erba non cresce e la terra non canta più.

L’erba non cresce e le montagne piangono.

 

Il portatore di luce trattiene la propria virtù

e lascia che i figli meritevoli soccombano

mentre la presa del boia s’allenta poco a poco.

 

Il portatore di luce ha orecchie solo per il carnefice

che dalla foresta nera tende la mano

puntando al cielo e alle ali del dio.

 

Il vento si leva nella valle.

L’erba ricresce e le anime assieme ad essa.

L’erba ricresce e nella terra canta.

 

Il vento si leva nella valle

La cenere cessa di cadere.

La cenere è oramai un mero ricordo.

Senza Dio

Non ho angeli custodi
se non la mia coscienza.

Non ho alcun dio
se non il mio Spirito

Non ho né santi né beati
solo l’anima corrotta dalla purezza
la stessa che rifulge e sgorga prorompente dalla mia umanità.

Ho scritto una vecchia poesia

Scrivo una vecchia poesia,
già vecchia e di parole intrisa.

La penna parla per me
E il fiato si spezza in gola
nel tentativo di comprendere il “cosa” e il “Chi”.

Cerco la musica che muove l’universo
quelle note profane
depositarie di purezza, verità e insania.

Scrivo una poesia che è già vecchia
mentre le parole nascono pian piano
e senza che ci sia il bisogno di guardare il foglio bianco.

Un foglio che era libero da vane banalità.
Una cenciosa costrizione la sua
imbrigliato in un giogo di inutile filosofia.

Ho scritto una vecchia poesia.
La rileggerò pensando a chi ero prima di scriverla.

 

Guardo dentro di me.
Lo vedo bene! È lì quell’abisso di cui tanto si parla
che di scrittori e poeti dannati, mosse la mano.

Vedo una gabbia
e da essa risuonano parole
d’insania impronunziabile.

Parole di tenebra e verità,
quella stessa che ghermisce l’uomo e la ragione
costringendolo a maledire se stesso.

In quell’istante
La mano stringe forte la penna
E si posa sul foglio, minacciando l’intera esistenza.

“anche io sono vivo!” mi sussurra.
“Dietro ogni angolo della tua coscienza io dimoro,
ed è là … il mio regno.”

La Nuvola solitaria

La nuvola solitaria nel cielo si trasporta.

Il vento la spinge.

Non ha ambizioni.

 

La nuvola solitaria non ha dubbi!

Nessun dolore

né rimorsi.

 

La nuvola solitaria non si pone domande

ma solo risposte e soluzioni,

esili come un sussurro.

 

La nuvola solitaria piano piano svanisce.

Ella sa d’aver vissuto.

Non cerca l’immortalità.

 

La nuvola solitaria sempre più piccola diventa.

Da lassù guarda ed osserva

chi è convinto d’essere grande ed eterno.

 

La nuvola solitaria conosce ogni cosa.

Ella sa bene che non c’è nessuno al mondo più grande di lei.

 

Un Sax nella notte

Sento un sax che suona nella notte.
Le sue note sono tristi e parlano di me.

Apro gli occhi e vedo la pioggia battere sul vetro,
mentre fuori il sole smette di parlare al cielo.

La pioggia continua a tamburellare nel buio
e io mi chiedo come si possa pretendere di sorridere.

Cielo, sabbia  e lacrime!
Chi è che geme nell’oscurità della propria stanza?

L’alba sta per sorgere
e quel sax malinconico continua a mietere sorrisi.

L’alba è quasi giunta e le note non si odono più.
Forse il silenzio ha avuto la meglio e le ha inghiottite.

Ora che il sole è sorto
Il suono di quel sax mi manca, proprio come un fratello lontano.

Oh mia notte! Oh mia notte!

Oh mia notte!
Oh mia notte!

Che stelle e nuvole siano
non ha importanza.

Oh mia notte!
Oh mia notte!

Porta consiglio.
Prendi per mano ogni mio sogno
e dagli una ragione.

Oh mia notte!
Oh mia notte!

Ogni respiro prende il volo
e quanto più in alto arriva
più chiara giunge la mia voce agli dei
che di questi giorni non son più desti.

Oh mia notte!
Oh mia notte!

Mia leggiadra signora.
Nobile è il tuo canto con la pioggia
e docile la tua carezza con il vento.

Oh mia notte!
Oh mia notte!

Sussurrami la tua poesia
E veglia su di me

Oh mia notte!
Oh docile signora notte!

Ti prego.

Il Peso del Mondo

Che di delizia si muoia o si viva,
che senso ha quando non si arde dell’attimo,
quello stesso in cui si sente la voce della propria anima?

Qualcuno dice che si tratta di un sussurro,
altri invece, di un urlo al cielo.
Quando a parer del folle,
che di ragione ne ha piena l’esistenza,
come un universo nel palmo di una mano,
la voce dell’anima non è che uno sguardo.

Occhi che parlano da un pianoforte.
Occhi che guidano la mano su corde di violino.
Per ore ed ore anche per udir una sola nota.
Occhi che ardono nel ghiaccio
e che guardano senza chiedere cenno alcuno.

E lasciamola andar via questa bieca vita!!
Scrolliamoci di dosso, una volta per tutte, il peso del mondo!
Poiché esso non ci appartiene,
ed è così palese
che del contrario bisogna invece esser certi!

Lasciamo che siano i ben pensanti a crucciarsi del bel vivere!
Si, perché sono loro che non hanno la forza per ridere di gusto.
Essi non sanno che, quando il destino bussa alla porta,
lo fa in battere frenetico
per il gusto di strappare un ghigno
un sorriso a chi non ha mai capito cosa significa essere felici.

Tuttavia è vero che
la felicità non passa attraverso la follia
un delirio che del peso del mondo
non ha mai conosciuto né vanto né gloria!

Ma è vero che, solo chi è folle sa d’esser felice
e non avrà mai di che pentirsi.
Bensì rimane a mento in su
con il rimorso di non aver amato fino allo stremo delle forze.

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