Tag Archive: Abisso dei pensieri


Spesso sentiamo dire che la sincerità è una bella qualità. Che essere sinceri è molto importante! Personalmente penso che non sia del tutto vero: molti confondono la sincerità con il buon senso, dicendo a se stessi e agl’altri, “io dico sempre quello che penso”, convinti che comportarsi in un dato modo sia giusto a prescindere e li renda così più autentici, magari sollevati da qual si voglia critica, nel caso in cui si esprima un giudizio o una propria opinione. Sia chiaro! La sincerità in vero, è si una qualità positiva ma è anche vero che va esercitata nella giusta misura.

Non bisogna esprimere opinioni pur sapendo che le persone alle quali vengono rivolte possano rimanerne offese. Le critiche sincere sono giustificate solo quando chi la riceve può trarne un qualche giovamento, anche se non si coglie subito la buona intenzione di chi la esprime. Inoltre è da tener conto che la persona veramente intelligente e matura, è comunque soggetta alle emozioni umane e come tale non è detto che elabori istantaneamente la critica rivoltagli, tuttavia il messaggio di vera stima all’interno della critica, giungerà solo quando le emozioni forti si saranno diradate e la ragione prenderà ancora una volta le redini della persona interessata.

Mentre, la critica fine a se stessa, è quella che si esprime solo per il gusto di farlo, con lo spirito di chi sente l’esigenza istintiva di fare da “bastian contrario”, al sol fine di risultare agli occhi dei presenti, arguto e genuinamente anticonformista. Inutile dire che, comportandosi così, si ottiene solo l’effetto contrario, poiché chi è avvezzo a questo inutile atteggiamento, non fa che risultare banale e suscitare fastidio in chi frequenta. Solitamente chi si comporta così tende ad iniziare quasi tutte le frasi con un “NO”, continuando con “IO”, seguito magari da un “IO PENSO INVECE CHE …”.

Alla fin fine, siamo “sinceri”, si tratta solo di essere veramente saggi, cercando di non farlo solo per apparire, bensì esprimere giudizi e opinioni non per se stessi ma per chi ha bisogno di sentire una vera critica, ossia un’opinione “appassionata”, espressa solo per capire e far capire. In definitiva, basta solo non dimenticare che per ogni parola c’è un tempo propizio per essere pronunziata o per essere taciuta.

“Alla fin fine passiamo la vita ad avere torto, anche quando pensiamo che non sia così. Ma quand’è che avremo realmente ragione?” [L’Abisso dei Pensieri]

Pushing Daisies

Gironzolando per i siti che trattano di serie tv, sono inciampato, per così dire, in questo titolo: Pushing Daisies. Lessi la trama e non è che mi abbia fatto drizzare i capelli dall’entusiasmo, nonostante ciò decisi di dedicargli tempo, anche grazie al fatto che alcune delle serie che stavo seguendo erano ferme, mentre altre dovevano ancora cominciare. Ebbene, questa scelta non tardò dall’essere ripagata, lasciandomi piacevolmente colpito! Pushing Daisies è, senza dubbio, una serie che merita attenzione.

Portatrice di disincanto e di leggerezza, sembra quasi di rivedere lo stile narrativo che vidi parecchio tempo prima nel film Big Fish di Tim Burton, con i colori tipici di una fiaba e la caratterizzazione dei personaggi curata nei dettagli e poco impegnativa nel contempo.

Nella parte del “fabbrica torte” Ned troviamo Lee Pace (La Contessa bianca, The Good Shepherd – L’ombra del potere, Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato, Lincoln), una giovane promessa del panorama cinematografico statunitense, il quale ha dato prova in più occasioni della sua versatilità interpretativa come nei recenti Lincoln e Lo Hobbit. Tuttavia, quest’attitudine, nel caso in questione, non spicca in modo particolare.

Lee Pace – Ned

Si tratta in definitiva di un telefilm investigativo, con una curiosa struttura Low Fantasy che fa da impalcatura al tutto. La voce fuori campo commenta le azioni dei personaggi e spiega “i fatti” al di fuori della linea recitativa, dando allo spettatore la piacevole sensazione di essere accompagnato nello svolgimento degli eventi, senza doversi accapigliare con chissà quali intenzioni occulte di registi e sceneggiatori.

Nel cast si fa notare una graziosissima Kristin Chenoweth (La pantera rosa, Ancora tu!, West Wing – Tutti gli uomini del Presidente, Ugly Betty – 1×23) che interpreta la parte di Olive Snook, cameriera e assistente di Ned al Pie Hole il locale dove il fabbrica torte compie i suoi prodigi, producendo per l’appunto torte, riportando in vita la frutta marcia.

La Chenoweth, oltre ad essere una discreta attrice, è anche una valente cantante, infatti, di tanto in tanto, la serie tira fuori dei brevissimi momenti musical alla Tutti insieme appassionatamente.

Kristin Chenoweth – Olive Snook

A parte tutto, il ruolo che a mio dire da un tocco di interesse in più alla serie, oltre alle singolari capacità del protagonista, ovvero, quella di riportare le cose morte in vita, è il personaggio di Emerson Cod, qui impersonato da Chi McBride (Fuori in 60 secondi, Io, robot , Boston Public, Dr House), l’investigatore privato innamorato dei soldi, che scopre accidentalmente il potere di Ned e lo sfrutta per incassare il denaro ricavato dalla risoluzione dei casi di omicido.

Chi McBride – Emerson Cod

Quello che invece viene considerato uno dei personaggi centrali che invece a mio dire è inutile come una mosca sullo specchietto retrovisore, è Chuck. Io non so come abbia recitato Anna Friel in altre produzioni (Sogno di una notte di mezza estate, Timeline – Ai confini del tempo, London Boulevard, Limtless) e sicuramente sarà stata bravissima, ma qui, per quanto mi riguarda, riesce solo ad irritare, non solo l’umore ma ben altro. Ned la riporta in vita, dopo che qualcuno l’ha uccisa durante una crociera, rendendola famosa come “la turista solitaria”, decidendo quindi di farcela restare, poiché è la sua “fidanzatina d’infanzia” e l’unica ad avergli dato un bacio. Il personaggio in questione è spudoratamente perbenista oltre ogni limite consentito dalle forze cosmiche e tanto caramelloso da scatenare una crisi diabetica irreversibile.

Anna Friel – Chuck

Nonostante tutto, la serie è davvero carina e merita attenzione. È piacevole e si presta bene proprio perché non è impegnativa. L’unica pecca sta proprio nel fatto che è stata brutalmente recisa al termine della seconda stagione, proprio quando la storia stava prendendo velocità. Ancora una volta, signori americani, confermo la mia asserzione nei vostri confronti, dicendo che non capite un’emerita mazza vestita a festa, delle vostre stesse serie tv. Complimenti, davvero.

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