Distintamente sento il rumore che fa la vita. Vita, vita … quante volte avete visto o letto un qualcosa che inizia con questa parola. Io troppe. Siamo stati capaci d’ inflazionare una semplice parola dal significato più profondo dell’universo stesso, un significato così ampio da poterlo rinchiudere relativisticamente nello spazio di quattro lettere.

Sto esagerando? Vero, lo so. Ma cosa pretendete dopo tutto? Sono più di quattro anni che non metto piede in questo posto ed è un po’ come quando entrate in una vecchia stanza che fino a qualche giorno fa ignoravate: sapevate benissimo che era li, cosa conteneva e a cosa serviva, ma non ci entravate. Non vi occorreva nulla che fosse contenuto in essa. Una soffitta piena di cose che non butteremo mai via e che in ogni caso non useremo mai, fino a quando un giorno, qualcuno o qualcosa riaccende quella vecchia lampadina e vi riporta alla mente quegli scatoloni pieni di ricordi. Senza che ve ne rendiate conto, vi trovate a ravanare dentro i cassetti per vedere dove diavolo avete messo le chiavi: “forse sono qui? Ah no! Forse le ho messe vicino alla cassetta degli attrezzi!”. In fine saltano fuori. La mente, come la casa, non ruba, nasconde.

Una figura retorica calzante, non trovate? A me piace, a dire il vero. In fondo siamo tutti un po’ nostalgici. Vecchi marinai che alla fine non hanno più voglia di prendere il mare, ma si ritrovano in un modo o nell’altro sul ciglio della scogliera a fissare l’orizzonte, ripescando dai ricordi vecchie avventure (o disavventure) passate ai famigerati “bei tempi”. Infatti, per alcuni, quell’orizzonte può essere chiuso in una scatola oppure in un blog stantio che nonostante l’incuria è rimasto lì, fermo ad aspettare che l’idiota in questione si decida finalmente a rimettersi a rigurgitare parole sulle sue pagine. Ora basta però: ce ne sono di cose da raccontare e la vita è proprio questa … per lo meno così dicono.