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Avevo dai cinque a sei anni credo, ora non ricordo con precisione ma ricordo distintamente cosa provavo, cosa sentivo. Ricordo gli odori, la luce che proveniva dalla cucina, e nella sala da pranzo l’unica illuminazione veniva proprio da qui, “u Brasceri”. Tradotto letteralmente, “il bracere”. In Calabria, come in molte altre regioni d’Italia, è una tradizione comune, e rispetto al mondo non è di certo unica.

Ricordo che mio padre costruì una sorta di tavolinetto in legno con un ripiano reticolato, che poggiava sopra le braci per impedire che io e miei fratelli cadessimo sul fuoco. Sono quasi sicuro che lo costruì soprattutto per me. Ho dei bellissimi ricordi che mi legano a quest’oggetto. Niente di preciso o nitido, come dicevo prima avevo dai cinque a sei anni, quindi non ricordo esattamente il giorno o la situazione ma ricordo distintamente il significato.

Non si tratta di un semplice oggetto: era molto di più. Era un concetto, era un’idea che voleva significare “famiglia”. Era un momento, un preciso momento che rallentava il tempo stesso e gli dava connotati che trascendono la materia e giungono dritti ad una dimensione fatta solo ed unicamente di sentimenti. La cosa triste e malinconica, è che me ne rendo conto solo ora. Ricordo bene cose come gli odori, in particolar modo il profumo del carbone che voleva significare “inverno” e tepore del focolare domestico.

Era il periodo in cui tutta la famiglia era sotto lo stesso tetto e che l’idillio di cui si sente parlare nelle liriche dei poeti e che conosciamo come convenzione sociale o come sogno di astratte definizioni, era in realtà una cosa tangibile ed era tutta mia. La si poteva vedere nel flebile bagliore delle braci, odorare il profumo intenso della legna che brucia, udire lo scoppiettio delle braci, sentire il tepore sul palmo delle mani rivolte ad esse in cerca di tepore e gustare la semplicità disarmante di una fetta di pane tostato.

E’ nei ricordi che risiede la vera ricchezza dell’uomo. Sta tutta qui. Per lo meno così la penso io. Poter tornare in un posto da chiamare casa e sentire il calore di persone da chiamare famiglia. Poter tornare in un posto che non è semplicemente fatto di mura, finestre e porte, mobili e oggetti. Essere consapevole che ciò che la tiene in piedi sono i ricordi e che ogni singolo angolo ci parla e non smette mai di raccontare. Non ho importanza che qualcuno stia ad ascoltare o meno.

Ecco, “U Brasceri” voleva significare tutto questo e tanto altro. Una verità profonda ma tangibile per chi ha la forza. la voglia e anche la pazienza di prestare attenzione. Naturalmente questo è e rimane solo il mio punto di vista, un signor Nessuno che vive nel passato, momenti speciali un tesoro che niente e nessuno potrà portarmi via.